Comunicato stampa 31 gennaio 2026

Tassa sanità: richiesta immotivata e priva di basi contabili.

La Corte dei conti certifica gravi inadempienze con e;etti diretti sulla comunità e sulla sanità

regionale e di confine

La richiesta di una cosiddetta “tassa sanità” da parte della Regione Lombardia è totalmente

immotivata sotto il profilo contabile, amministrativo e istituzionale.

A dimostrarlo non è UFIS, ma la Corte dei conti.

Con deliberazione n. LOMBARDIA/2/2026/PRSS, assunta in camera di consiglio il 15 gennaio 2026 e

depositata il 16 gennaio 2026, la Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti

ha accertato gravi e reiterate inadempienze della Regione nella gestione e rendicontazione della

sanità regionale.

La Corte dei conti certifica che la Regione Lombardia:

– non approva il bilancio di esercizio della Gestione Sanitaria Accentrata entro i termini di legge (30

aprile dell’anno successivo);

– non trasmette tempestivamente la relazione del terzo certificatore, obbligatoria per legge;

– ripete tale comportamento da almeno tre esercizi consecutivi, come già rilevato nei giudizi di

parificazione 2023, 2024 e 2025.

Queste non sono irregolarità formali.

Sono carenze strutturali che compromettono il ciclo del bilancio e i controlli pubblici, con e;etti diretti

sulla programmazione sanitaria, sull’allocazione delle risorse e sulla qualità dei servizi o;erti ai

cittadini.

Tali mancanze hanno un peso concreto sulla comunità e sulla sanità regionale e di confine:

– impediscono una programmazione sanitaria trasparente e verificabile;

– rendono opaca la gestione delle risorse destinate ai territori di confine;

– scaricano sui cittadini l’incertezza generata da una gestione contabile non regolare;

– colpiscono lavoratori, frontalieri ed ex frontalieri che utilizzano quotidianamente i servizi sanitari

lombardi.

In questo quadro certificato, la Regione Lombardia pretende di imporre ai cittadini, e in particolare a

frontalieri ed ex frontalieri, un contributo fiscale certo, obbligatorio e immediato, senza essere in grado

di dimostrare:

– l’esistenza di un bilancio sanitario approvato e certificato nei termini di legge;

– una quantificazione verificata del reale fabbisogno sanitario;

– una correlazione trasparente tra la tassa richiesta e il miglioramento dei servizi sanitari, soprattutto

nei territori di confine.

Una tassa sanitaria può avere senso solo se fondata su conti chiari, approvati e certificati, e se

finalizzata in modo trasparente a garantire servizi migliori alla comunità.

Qui accade l’opposto: la Corte dei conti certifica una gestione sanitaria centrale incapace di chiudere

correttamente il proprio bilancio, mentre si chiede ai cittadini di pagare di più.

A ciò si aggiunge un elemento sostanziale e mai chiarito dalla Regione Lombardia: la tassa sanità è

stata fin dall’inizio configurata come una doppia imposizione, priva di motivazione economica

verificabile e in totale contrapposizione con gli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, che disciplinano il

regime fiscale e contributivo dei lavoratori frontalieri.

Questa impostazione rappresenta una rottura unilaterale degli equilibri pattizi e un precedente grave,

che UFIS ha ripetutamente evidenziato e formalmente sottoposto non solo agli Stati interessati, ma

anche agli organi internazionali competenti.

Le inadempienze oggi certificate dalla Corte dei conti ra;orzano ulteriormente le ragioni di UFIS: non

solo manca una base contabile e amministrativa per la tassa sanità, ma viene confermata l’assenza di

qualsiasi giustificazione tecnica per una misura che si traduce in una doppia imposizione illegittima e

lesiva degli accordi internazionali vigenti.

È fondamentale sottolineare che UFIS è la prima e, ad oggi, l’unica realtà sindacale che, in piena

trasparenza, ha portato e continua a portare questi documenti u;iciali e questi fatti certificati

all’attenzione delle istituzioni, dei lavoratori e dell’opinione pubblica, rendendoli accessibili e

comprensibili e ponendoli formalmente all’esame delle sedi competenti.

Prima si mettono in ordine i conti.

Prima si rispettano le leggi sulla rendicontazione.

Prima si tutelano concretamente i cittadini e i territori di confine.

Fare il contrario significa far pagare alla comunità le conseguenze di gravi carenze amministrative

regionali, oggi u;icialmente accertate dalla Corte dei conti.

Cristian Bisa

Presidente e Rappresentante legale

UFIS – Unione Frontalieri Italiani in Svizzera