Tassa sanità: richiesta immotivata e priva di basi contabili.

La Corte dei conti certifica gravi inadempienze con e;etti diretti sulla comunità e sulla sanità
regionale e di confine
La richiesta di una cosiddetta “tassa sanità” da parte della Regione Lombardia è totalmente
immotivata sotto il profilo contabile, amministrativo e istituzionale.
A dimostrarlo non è UFIS, ma la Corte dei conti.
Con deliberazione n. LOMBARDIA/2/2026/PRSS, assunta in camera di consiglio il 15 gennaio 2026 e
depositata il 16 gennaio 2026, la Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti
ha accertato gravi e reiterate inadempienze della Regione nella gestione e rendicontazione della
sanità regionale.
La Corte dei conti certifica che la Regione Lombardia:
– non approva il bilancio di esercizio della Gestione Sanitaria Accentrata entro i termini di legge (30
aprile dell’anno successivo);
– non trasmette tempestivamente la relazione del terzo certificatore, obbligatoria per legge;
– ripete tale comportamento da almeno tre esercizi consecutivi, come già rilevato nei giudizi di
parificazione 2023, 2024 e 2025.
Queste non sono irregolarità formali.
Sono carenze strutturali che compromettono il ciclo del bilancio e i controlli pubblici, con e;etti diretti
sulla programmazione sanitaria, sull’allocazione delle risorse e sulla qualità dei servizi o;erti ai
cittadini.
Tali mancanze hanno un peso concreto sulla comunità e sulla sanità regionale e di confine:
– impediscono una programmazione sanitaria trasparente e verificabile;
– rendono opaca la gestione delle risorse destinate ai territori di confine;
– scaricano sui cittadini l’incertezza generata da una gestione contabile non regolare;
– colpiscono lavoratori, frontalieri ed ex frontalieri che utilizzano quotidianamente i servizi sanitari
lombardi.
In questo quadro certificato, la Regione Lombardia pretende di imporre ai cittadini, e in particolare a
frontalieri ed ex frontalieri, un contributo fiscale certo, obbligatorio e immediato, senza essere in grado
di dimostrare:
– l’esistenza di un bilancio sanitario approvato e certificato nei termini di legge;
– una quantificazione verificata del reale fabbisogno sanitario;
– una correlazione trasparente tra la tassa richiesta e il miglioramento dei servizi sanitari, soprattutto
nei territori di confine.
Una tassa sanitaria può avere senso solo se fondata su conti chiari, approvati e certificati, e se
finalizzata in modo trasparente a garantire servizi migliori alla comunità.
Qui accade l’opposto: la Corte dei conti certifica una gestione sanitaria centrale incapace di chiudere
correttamente il proprio bilancio, mentre si chiede ai cittadini di pagare di più.
A ciò si aggiunge un elemento sostanziale e mai chiarito dalla Regione Lombardia: la tassa sanità è
stata fin dall’inizio configurata come una doppia imposizione, priva di motivazione economica
verificabile e in totale contrapposizione con gli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, che disciplinano il
regime fiscale e contributivo dei lavoratori frontalieri.
Questa impostazione rappresenta una rottura unilaterale degli equilibri pattizi e un precedente grave,
che UFIS ha ripetutamente evidenziato e formalmente sottoposto non solo agli Stati interessati, ma
anche agli organi internazionali competenti.
Le inadempienze oggi certificate dalla Corte dei conti ra;orzano ulteriormente le ragioni di UFIS: non
solo manca una base contabile e amministrativa per la tassa sanità, ma viene confermata l’assenza di
qualsiasi giustificazione tecnica per una misura che si traduce in una doppia imposizione illegittima e
lesiva degli accordi internazionali vigenti.
È fondamentale sottolineare che UFIS è la prima e, ad oggi, l’unica realtà sindacale che, in piena
trasparenza, ha portato e continua a portare questi documenti u;iciali e questi fatti certificati
all’attenzione delle istituzioni, dei lavoratori e dell’opinione pubblica, rendendoli accessibili e
comprensibili e ponendoli formalmente all’esame delle sedi competenti.
Prima si mettono in ordine i conti.
Prima si rispettano le leggi sulla rendicontazione.
Prima si tutelano concretamente i cittadini e i territori di confine.
Fare il contrario significa far pagare alla comunità le conseguenze di gravi carenze amministrative
regionali, oggi u;icialmente accertate dalla Corte dei conti.
Cristian Bisa
Presidente e Rappresentante legale
UFIS – Unione Frontalieri Italiani in Svizzera
