La richiesta di una cosiddetta “tassa sanità” avanzata dalla Regione Lombardia nei confronti dei cittadini, e in particolare dei lavoratori frontalieri ed ex frontalieri, non trova alcuna giustificazione contabile, amministrativa o istituzionale.
A certificarlo non è una presa di posizione politica o sindacale, ma un atto ufficiale della Corte dei conti, che ha accertato gravi e reiterate inadempienze nella gestione della sanità regionale.


La Corte dei conti certifica gravi inadempienze nella sanità lombarda
Con deliberazione n. LOMBARDIA/2/2026/PRSS, assunta il 15 gennaio 2026 e depositata il 16 gennaio 2026, la Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti ha accertato violazioni gravi e sistematiche nella gestione della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA) della Regione Lombardia Sanità .
In particolare, la Corte dei conti ha rilevato che la Regione Lombardia:
- non approva il bilancio di esercizio della Gestione Sanitaria Accentrata entro i termini di legge;
- non trasmette tempestivamente la relazione del terzo certificatore, obbligatoria per legge;
- ripete tali inadempienze da almeno tre esercizi consecutivi, come già emerso nei giudizi di parificazione 2023, 2024 e 2025.
Non irregolarità formali, ma carenze strutturali
Le criticità evidenziate dalla Corte dei conti non sono meri vizi procedurali.
Si tratta di carenze strutturali che compromettono il corretto ciclo del bilancio e i controlli pubblici, con effetti diretti:
- sulla programmazione sanitaria;
- sull’allocazione delle risorse;
- sulla qualità e sull’efficienza dei servizi offerti ai cittadini.
In assenza di bilanci approvati e certificati nei tempi di legge, non è possibile una gestione sanitaria trasparente e verificabile.
Effetti diretti sulla comunità e sui territori di confin
Queste inadempienze hanno un impatto concreto sulla vita quotidiana dei cittadini e dei territori di confine.
In particolare:
- impediscono una programmazione sanitaria chiara e controllabile;
- rendono opaca la gestione delle risorse destinate alle aree di confine;
- trasferiscono sui cittadini l’incertezza derivante da una gestione contabile irregolare;
- colpiscono lavoratori frontalieri ed ex frontalieri che utilizzano quotidianamente i servizi sanitari lombardi.
Una tassa certa su conti incerti
Nonostante questo quadro ufficialmente certificato, la Regione Lombardia pretende di imporre un contributo fiscale certo, obbligatorio e immediato, senza essere in grado di dimostrare:
- l’esistenza di un bilancio sanitario approvato e certificato nei termini di legge;
- una quantificazione verificata del reale fabbisogno sanitario;
- una correlazione trasparente tra la tassa richiesta e il miglioramento dei servizi sanitari, in particolare nei territori di confine.
Una tassa sanitaria può avere senso solo se fondata su conti chiari, certificati e approvati, e se finalizzata in modo trasparente al miglioramento dei servizi.
Qui accade esattamente il contrario.
Il nodo della doppia imposizione e gli accordi internazionali
A questo si aggiunge un elemento sostanziale mai chiarito dalla Regione Lombardia: la tassa sanità è stata fin dall’inizio configurata come una doppia imposizione, priva di una motivazione economica verificabile e in aperto contrasto con gli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, che regolano il regime fiscale e contributivo dei lavoratori frontalieri.
Questa impostazione rappresenta una rottura unilaterale degli equilibri pattizi e un precedente grave, già formalmente sottoposto da UFIS non solo alle istituzioni nazionali, ma anche agli organi internazionali competenti.
Le ragioni di UFIS rafforzate dai fatti ufficiali
Le inadempienze oggi certificate dalla Corte dei conti rafforzano ulteriormente le posizioni di UFIS:
- manca una base contabile e amministrativa per la tassa sanità;
- è confermata l’assenza di qualsiasi giustificazione tecnica;
- emerge con chiarezza il carattere illegittimo di una misura che si traduce in una doppia imposizione lesiva degli accordi internazionali vigenti.
UFIS è la prima e, ad oggi, l’unica realtà sindacale che ha portato questi documenti ufficiali e questi fatti certificati all’attenzione delle istituzioni, dei lavoratori e dell’opinione pubblica, in piena trasparenza.
Prima i conti, poi le tasse
La posizione di UFIS è chiara e fondata su atti ufficiali:
- prima si mettono in ordine i conti;
- prima si rispettano le leggi sulla rendicontazione;
- prima si tutelano concretamente i cittadini e i territori di confine.
Fare il contrario significa scaricare sulla comunità le conseguenze di gravi carenze amministrative regionali, oggi ufficialmente accertate dalla Corte dei conti.

