UFIS all’Unione Europea

UFIS all’Unione Europea

Un’azione di tutela collettiva, non contro i vecchi frontalieri

È fondamentale chiarire che l’azione di UFIS non va a danneggiare i vecchi frontalieri: al contrario, vuole estendere gli stessi livelli di tutela anche ai nuovi frontalieri, creando un sistema equo e uniforme per tutti.

Il problema centrale risiede nel trattamento differenziato introdotto dall’accordo fiscale del 23 dicembre 2020 (reso esecutivo dalla Legge n. 83/2023) tra lavoratori assunti prima e dopo il 17 luglio 2023. Una distinzione che viola i principi di parità sanciti dall’UE e rischia di generare ingiustizie.

Perché le norme UE si applicano anche agli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera

Sebbene la Svizzera non sia un Paese membro dell’Unione Europea, ciò non la esclude dal dover rispettare alcune regole fondamentali del diritto europeo nei rapporti con gli Stati membri, fra cui l’Italia. Questo avviene per tre motivi chiave:

  • Accordi UE–Svizzera sulla libera circolazione delle persone (1999)
    La Svizzera ha firmato un accordo ufficiale con l’Unione Europea che regola il diritto alla libera circolazione dei cittadini europei sul suo territorio, con obbligo reciproco di non discriminazione e parità di trattamento.
    Ciò significa che ogni accordo tra Italia e Svizzera (come quelli sui frontalieri) deve garantire diritti omogenei e non può violare i principi su cui si fonda l’UE.
  • Il principio del “primato del diritto UE” nei rapporti internazionali
    Il diritto europeo prevale sulle norme nazionali che lo contraddicono: anche negli accordi bilaterali fra uno Stato membro e uno Stato terzo (come la Svizzera), devono essere rispettati i trattati e i valori fondanti dell’UE.
    Se ciò non avviene, l’UE può avviare una procedura d’infrazione — ed è proprio ciò che UFIS sta chiedendo alla Commissione.
  • Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (artt. 26 e 27)
    Secondo la Convenzione, uno Stato non può invocare il proprio diritto interno per giustificare il mancato rispetto di un trattato internazionale. L’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, deve quindi assicurare che i suoi accordi con Paesi extra-UE non violino principi come uguaglianza, protezione sociale e libera circolazione.

In sintesi: i diritti dei frontalieri non possono essere compressi né differenziati in base alla data di assunzione o alla residenza fiscale, se ciò comporta una violazione di trattati europei o del diritto internazionale.

Perché ci siamo rivolti alla Commissione Europea

L’esposto UFIS mette in luce una serie di violazioni compiute dall’Italia (e indirettamente anche dal Canton Ticino) ai danni dei frontalieri, tra cui:

  • Tassa sanitaria regionale imposta ingiustamente ai lavoratori già assicurati in Svizzera (possibile doppia imposizione).
  • Disparità di trattamento fiscale tra vecchi e nuovi frontalieri, in contrasto con i principi di libera circolazione e parità dell’UE.
  • Disservizi sulla NASpI: ritardi e difficoltà nell’erogazione dell’indennità di disoccupazione spettante ai lavoratori che hanno versato contributi in Svizzera.
  • Gestione irregolare dei ristorni: risorse destinate a progetti generici, invece che ai Comuni di confine come previsto dagli accordi bilaterali.
  • Assenza di coordinamento amministrativo tra Italia e Svizzera, che provoca lacune informative e danni diretti ai lavoratori.

Cosa chiede UFIS all’Europa

Nel documento inviato alla Commissione Europea, UFIS chiede:

  • L’avvio di una procedura d’infrazione verso l’Italia
  • L’istituzione di un tavolo tecnico con Italia, Svizzera e UE
  • Il monitoraggio delle prassi fiscali e previdenziali applicate ai frontalieri
  • Il pieno riconoscimento dei diritti previdenziali e fiscali per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di assunzione o residenza

Diritti, equità e cooperazione

Con questa iniziativa, UFIS conferma il proprio impegno a tutela di tutti i frontalieri: i diritti acquisiti dei vecchi lavoratori non sono messi in discussione, mentre la nostra azione punta a rimuovere discriminazioni e a garantire equità ai nuovi.

Il nostro obiettivo è semplice: che ogni frontaliere sia tutelato allo stesso modo, nel rispetto delle norme europee e degli accordi bilaterali firmati dall’Italia.