Un nuovo passo nella tutela dei lavoratori frontalieri
L’Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (UFIS) ha presentato un esposto ufficiale all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), ampliando l’azione già avviata presso la Commissione Europea. L’obiettivo è portare la questione frontalieri all’attenzione degli organismi internazionali competenti e chiedere un intervento coordinato per ristabilire tutele e diritti fondamentali.
Che cos’è l’OIL e di cosa si occupa
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite fondata nel 1919. La sua missione è promuovere giustizia sociale, diritti fondamentali sul lavoro e condizioni di lavoro dignitose in tutto il mondo.
L’OIL:
- adotta Convenzioni internazionali che gli Stati membri sono tenuti a rispettare;
- vigila sulla loro applicazione attraverso meccanismi di controllo indipendenti;
- interviene nei casi di violazioni sistematiche dei diritti dei lavoratori;
- favorisce il dialogo tra governi, lavoratori e datori di lavoro tramite un modello unico tripartito.
Il ricorso all’OIL da parte di UFIS ha quindi lo scopo di attivare un organismo internazionale terzo, con competenze in materia di diritti del lavoro, capace di valutare se le norme applicate ai frontalieri rispettino o meno gli standard internazionali.


Le violazioni denunciate all’OIL
Nel documento trasmesso all’OIL, UFIS segnala un peggioramento delle condizioni normative e sociali dei frontalieri. In particolare vengono contestate:
- la doppia imposizione sanitaria applicata dalle Regioni italiane nonostante l’obbligo assicurativo in Svizzera;
- la discriminazione tra “vecchi” e “nuovi” frontalieri generata dal doppio regime fiscale e previdenziale;
- l’assenza di certezza giuridica sul telelavoro, che oggi può comportare la perdita dello status di frontaliero;
- il mancato riconoscimento dei contributi esteri per l’accesso alla disoccupazione NASpI, in contrasto con le Convenzioni OIL n. 118 e n. 102;
- l’uso improprio dei ristorni fiscali destinati ai Comuni di confine;
- la scarsa tutela in caso di infortuni durante il telelavoro svolto in Italia;
- la continua instabilità normativa, che ostacola il rispetto dei diritti acquisiti.
Le richieste di UFIS all’Organizzazione Internazionale del Lavoro
UFIS chiede che l’OIL intervenga attraverso:
- l’apertura di una procedura di osservazione tramite il Comitato di Esperti (CEACR);
- un monitoraggio formale dei Governi italiano e svizzero;
- la convocazione di un tavolo tripartito Italia–Svizzera–OIL dedicato al lavoro transfrontaliero;
- la verifica delle misure discriminatorie introdotte dal Decreto Omnibus 2024.
Un’azione coordinata tra Unione Europea e OIL
Secondo UFIS, l’esposto all’OIL è un passaggio determinante per consolidare la strategia già avviata in sede europea. L’obiettivo è garantire continuità istituzionale e aprire nuovi canali di confronto tecnico che permettano ai lavoratori frontalieri di “sedersi al tavolo” delle decisioni che li riguardano direttamente.
Una tutela concreta, non simbolica
UFIS sottolinea che l’iniziativa non è un gesto formale, ma una azione concreta per far valere i diritti internazionali dei lavoratori e per contrastare pratiche discriminatorie che incidono sulla loro vita quotidiana. Difendere i frontalieri significa garantire legalità, equità e stabilità, non soltanto denunciare ma anche costruire strumenti efficaci di tutela.
Le parole della Presidenza UFIS
La Presidente Lisa Molteni, insieme al Vicepresidente Cristian Bisa e all’intero Direttivo, ribadisce la determinazione dell’associazione:
“Le violazioni che denunciamo colpiscono ogni giorno migliaia di lavoratori frontalieri, privandoli di diritti garantiti dalle convenzioni internazionali. Continueremo ad agire su tutti i livelli – nazionale, europeo e internazionale – per ristabilire equilibrio, trasparenza e rispetto reciproco.”
UFIS conferma il proprio impegno nel rappresentare e difendere i lavoratori frontalieri, invitando i Governi italiano e svizzero ad aprire un dialogo costruttivo e trasparente con le parti sociali. Solo attraverso un’azione coordinata sarà possibile riportare stabilità normativa e migliorare realmente la qualità di vita e di lavoro oltreconfine.

